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Scegliere il personale giusto è un fattore chiave nel successo aziendale. Potremmo dire che è come scegliere la moglie, od il marito, giusto o sbagliato. È molto meglio fare un’attenta valutazione prima di “assumerlo” e pronunciare il fatidico “sì”, che non pensarci quando è ormai troppo tardi e ritrovarsi davanti ad un avvocato divorzista (o davanti ad una vertenza sindacale inaspettata). Allo stesso tempo non è pratico per un imprenditore non assumere mai nessuno in attesa che appaia il “dipendente ideale” così come non è pratico per un’avvenente signorina attendere fino all’età della pensione in cerca del fatidico “principe azzurro” che mai è apparso e mai apparirà…

Personale improduttivo che commette errori “involontari”, crolli delle vendite,  clienti insoddisfatti, incapacità o malavoglia nello svolgimento delle proprie mansioni; sono innumerevoli le conseguenze spiacevoli nelle quali potremmo imbatterci laddove il personale che avessimo assunto si rivelasse inadeguato rispetto alle aspettative. Già, perché a volte i curriculum cantano lodi che in realtà risiedono solo nella mente di chi li ha scritti. Come fare allora?

C’è un principio molto semplice, ma allo stesso tempo funzionale, che può esserci di grande aiuto nell’avere un po’ più di certezza nel compiere la scelta giusta: piuttosto che dar troppa fede a quanto ci viene detto, invece che ascoltare un sacco di chiacchiere, proviamo a guardare attentamente la persona e farcene un’idea personale.

Come appare? Sembra più viva o…più morta? Ha un aspetto curato o trasandato? I suoi sorrisi appaiono sinceri o finti ed artefatti? I suoi ragionamenti appaiono brillanti e positivi o pesanti come il piombo ed ipercritici? Quando lo ascoltiamo ci perdiamo e non riusciamo a seguirlo, o ci sentiamo coinvolti e partecipi?

Mettiamolo alla prova prima di pronunciare il fatidico “sì, lo assumo!”.

 

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